Pitone reale

Specie: P. regius
Genere: Python
Famiglia: Pythonidae
Ordine: Squamata
Classe: Reptilia
Phylum: Chordata

Questo documento è una scheda per la cura e il mantenimento del pitone reale in cattività , frutto della mia esperienza personale con questi splendidi animali , frutto di attente letture di famosi allevatori Americani e frutto di tanti consigli ricevuti.
Non è una bibbia per l’allevamento , ma è un semplice scritto che potrebbe essere utile a molti allevatori e appassionati di questo splendido animale.
Ogni cosa scritta è frutto della mia esperienza personale provata “ sul campo “ e quindi sperimentata con loro ed ogni consiglio che verrà dato sarà una nozione che prima è stata provata e quindi verificata idonea e ottimale per la vita di questo animale , ma soprattutto benifica.
A sostegno di ciò che scriverò, metterò anche le nozioni di alcuni libri che ho , con relativa fonte e autore del libro , in modo tale che chiunque sia interessato possa documentarsi anche tramite libri seri e affidabili.
I migliori libri provengono sicuramente da oltre Oceano , cioè dall’America , come posso citare il libro di V.P.I.( di Dave and Tracy Barker ) che ringrazio per la cordialità , la gentilezza e la disponibilità nello scambio di e-mail , o il libro di Kevin Mc Curley che collabora con N.E.R.D. , o il libro di John Berry “ Designer Morph “e sono solo alcuni libri tra i molteplici esistenti.
Libri che sono una sorta di “ bibbia “ dei pitoni reali in quanto gli autori hanno dedicato una vita intera per questi animali e possiedono allevamenti con centinaia di esemplari , artefici di molteplici morph e combo.
Posso citare anche il grande Ralph Davis , che però non ha ancora pubblicato nessun libro.
Dopo questa breve premessa doverosa , ecco le nozioni base e alcuni accorgimenti per la cura e il mantenimento del pitone reale in cattività.

TERRARIO O RACK

La prima cosa da fare prima di acquistare un pitone reale è sicuramente attrezzarsi per ospitarlo una volta arrivato in casa nostra.
Qui ci vuole una piccola premessa sulla scelta della teca che ospiterà il nostro ospite.
Per prima cosa bisogna decidere se ospitarlo in un terrario o in un rack.
Il terrario è come dice il termine una teca che riproduce le condizioni più naturali possibili dell’habitat dell’animale che verrà ospitato , qualsiasi esso sia.
Prevalentemente un terrario sarà di legno o di vetro e avrà un’apertura frontale per poter accedere all’interno e delle prese d’aria fondamentali per il ricircolo di aria all’interno del terrario.
Questo per quanto riguarda la struttura del terrario , senza accessori o altro , solo struttura.
Se invece lo vorremo ospitare in un rack le cose da tenere in considerazione sono altre.
Il rack è un sistema di “ vasche “ prevalentemente in plastica , a castello , scorrevoli e impilate in una struttura costruita a dovere.
Questa scelta di solito si effettua quando si possiedono tanti esemplari e si vuole tenere un allevamento vero e proprio , vuoi per condizioni di spazio , vuoi per velocità di pulizia e mantenimento delle vasche , che richiedono poco tempo.
Per la mia esperienza personale , molti soggetti sono stabulati meglio nel rack , sia come alimentazione sia come parametri ottimali , ma soprattutto ho notato che in fase di riproduzione , il sistema a vasche in rack è il migliore in quanto in terrario non ho riscontrato interesse del maschio per la femmina , ma in rack l’accoppiamento è stato immediato.

STABULAZIONE

Per la corretta stabulazione del pitone reale , occorrono diversi accorgimenti e tecniche per rendere ottimale l’ambiente nel quale lo metteremo.
Prima cosa , visto che necessita di temperature calde in quanto l’habitat naturale del pitone reale è l’Africa, il primo sistema da installare è il riscaldamento del terrario.
Esistono diversi sistemi per riscaldare il terrario e sono il tappetino riscaldante , il cavetto riscaldante e la lampada in ceramica.
Di sicuro il miglior sistema di riscaldamento è il TAPPETINO RISCALDANTE per i motivi che andrò ad elencare qui di seguito.
Il tappetino riscaldante è antiustione nella maggior parte dei casi , con tappetini di ottima fabbricazione di marche ormai consolidate , in quanto non raggiunge temperature altissime anche in caso di continuo funzionamento e l’eventuale danno che può causare al serpente che si ferma sopra è un arrossamento della pelle ( simile ad un’ustione ) che sicuramente va evitata , ma che risulta meno dannosa e meno dolorosa di un’ustione che può causare uno degli altri due sistemi di riscaldamento.
Il cavetto riscaldante è una sorta di “ CAVO “ vero e proprio , simile ad un filo elettrico che scalda e raggiunge temperature molto alte , cosa che in caso di malfunzionamento può risultare molto pericoloso per il serpente che rischierebbe una grossa ustione molto difficile poi da curare e molto rischiosa per tanti fattori quali setticemia.
Il terzo sistema è la lampada in ceramica , che raggiunge veramente temperature molto alte e pericolose se non schermata in quanto può causare ustioni molto gravi e anche mortali.
L’altro difetto della lampada in ceramica è oltre l’eccessivo consumo inutile in termini di corrente , è il rendere l’aria all’interno del terrario troppo secca anche con sotto una bacinella d’acqua non si otterrà mai il risultato perfetto.
Il migliore metodo quindi rimane il tappetino riscaldante , poco consumo ( qualche decina di watt al massimo per quelli più grossi ) , rischi quasi zero e ottima stabulazione per temperatura.
La temperatura ottimale durante il giorno è di circa 31 gradi da impostare per avere una temperatura al suolo , quindi la sonda del termostato ( che è OBBLIGATORIO per un terrario ) verrà posizionata sul suolo dove c’è il sistema di riscaldamento.
Cosi da avere una zona calda e una fresca dove il pitone può termoregolarsi in base alle proprie esigenze.
Per la temperatura notturna se uno vuole effettuare lo sbalzo tra giorno e notte , direi che un 28 gradi sono una giusta temperatura per non creare uno sbalzo troppo alto tra giorno e notte.
Per quanto riguarda il fotoperiodo ( cioè il ciclo luce-buio ) , le ore di luce nei periodi invernali si aggirano intorno alle 8-10 ore di luce e nei periodi estivi di 12-14 ore di luce.
L’ideale è la luce che entra dalla finestra ( non diretta sulla teca , ma diffusa in stanza ).
Se le teche sono alloggiate in una stanza che è perennemente al buio , si può installare una luce nella stanza , regolata con un timer e settata per le ore che si desiderano.
E’ sconsigliabile a mio avviso una luce nella teca in quanto ci vorrebbe una luce in ogni teca e già il consumo diventa alto in termini di corrente , secondo luogo meno luce diretta hanno e meno si stressano essendo animali crepuscolari e notturni , in quanto in natura di giorno dormono in tane sotto terra , dove la luce non c’è e poi quando si possiedono tanti esemplari , una luce in ogni teca è impossibile ed improponibile.
La miglior soluzione rimane la luce naturale non diretta o una luce in stanza soffusa che illumini non direttamente le teche.
Per quanto riguarda l’umidità della teca , la normalità è di almeno 65 % di umidità ottimale per il giorno e qualcosa in più per la notte , da alzare nel periodo di muta , portandola almeno dall’80% in su per fare in modo che la muta sia completa e non a “pezzi “ per poi ricorrere a bagni successivi per poter togliere i residui.
Se la ciotola d’acqua non basta per avere tale umidità , si consiglia di nebulizzare ogni tanto con uno spruzzino alzando il tasso di umidità.
Per poter sapere quanta umidità è presente nella teca è consigliabile inserire un igrometro che tenga monitorato tale valore costantemente.
Se ne trovano di buoni sul mercato , analogici ( a lancetta ) a poco prezzo.

ALIMENTAZIONE

Per quanto riguarda l’alimentazione del pitone reale , l’argomento risulta un po’ “ delicato “ in quanto il pitone reale è ben noto come animale “ problematico “ nel mangiare ed andremo a vedere qui di seguito.
Il pitone reale si nutre principalmente di topi e ratti a seconda della dimensione ovviamente ma anche di gerbilli e altri roditori in alcuni casi , ma diciamo che il miglior pasto per loro è a base di topi e ratti , i primi in una fase magari iniziale di crescita ( per le ridotte dimensioni ) e i secondi per la fase successiva , sub adulta e adulta , in modo tale da soddisfare al meglio le esigenze di ogni pasto.
I modi per somministrare la preda sono tre : vivo , prekilled e decongelato.
I migliori modo per evitare eventuali morsi e danni al pitone sono sicuramente il prekilled e il decongelato , ma il miglior metodo in termini di sicurezza e qualità della preda rimane sicuramente il prekilled , in quanto la preda è morta e quindi non può nuocere al pitone ed essendo morta da poco mantiene tutti i componenti nutritivi che in parte andrebbero persi con le prede decongelate.
Ma non sempre questo metodo è gradito dal pitone.
La cosa è molto soggettiva e dipende molto dall’animale , soprattutto in casi di animali di cattura o comunque provenienti da farm africane.
In caso di somministrazione di prede vive , la raccomandazione è quella di tenere d’occhio la preda in modo tale che non causi dei morsi al pitone o peggio continui a far del male ad esso.
Per il decongelato invece la cosa importante è che sia scongelato per bene e che sia bello tiepido in quanto se freddo potrebbe causare un rigurgito una volta ingollato dal pitone.
Nei periodi invernali principalmente , si potrebbero verificare degli “ stacchi “ di alimentazione fatti dal pitone , che possono essere anche di diverse settimane o anche qualche mese , in quanto animale soggetto a pause di alimentazione che possono essere dovute a diverse cose.
L’importante è tenere sotto controllo l’animale in questo periodo di “ stacco “ e verificare che non perda troppo peso , che stia in salute e che non ci siano problemi.
In caso di problemi gravi quali perdite importanti di peso ed altri problemi evidenti si consiglia di farlo vedere da una persona specializzata in questo tipo di animale e che sia seria e competente.
Per esemplari baby si consiglia un alimentazione di almeno un pasto a settimana in regime normale , di uno o due topi delle dimensioni appropriate , senza crearsi tante paranoie facendo calcoli di peso di larghezza della preda o altre cose , l’importante è usare il buon senso e somministrare prede opportune e per questo prima si consiglia qualche lettura SERIA in merito come quelle citate sopra o chiedere consiglio a persone che già possiedono questi animali e li allevano in maniera SERIA.
Per esemplari sub adulti ed adulti , la frequenza dei pasti può essere di circa uno ogni 10 giorni , la media , sempre che il pitone mangi con questa frequenza.
Per quanto riguarda l’alimentazione di esemplari maschi a differenza delle femmine si consiglia di non far superare il chilo , chilo e duecento grammi se si intende riprodurli in quanto animali troppo grassi si accoppiano con più difficoltà , meglio tenere il maschio su quel peso.
Per quanto riguarda la femmina invece , meglio averla “ in carne “ in quanto a fronte di una gravidanza le energie che perde sono molte e quindi si debilita molto.
Lasciare sempre una ciotola d’acqua fresca nella teca in modo tale che il pitone possa sempre avere acqua a disposizione per bere e per avere un’umidità adeguata.

LA MUTA

La muta è un periodo stressante per il pitone in quanto deve cambiare completamente la pelle.
E’ una fase che accompagnerà ciclicamente il pitone dalla nascita alla morte , in periodi non sempre fissi , che possono essere dal farlo una volta al mese o anche in più tempo in parte collegata anche al fattore alimentazione. ( più un animale mangia e più cresce e di conseguenza cambia pelle )
Ma non è solo collegato a questo fattore ma è collegato anche al fattore di crescita dell’animale.
In questo periodo è sconsigliato dare da mangiare al pitone in quanto già il periodo è stressante se si aggiunge il fattore “ digestione “ lo stress aumenta notevolmente e in tanti casi anche l’animale quando in muta , non mangia.
In questo periodo si potrà trovare l’animale a bagno nella ciotola dell’acqua , perché restando in ammollo la pelle si ammorbidisce e si leva molto più facilmente , ma non tutti lo fanno.
Per quello si cerca di lasciare una ciotola abbastanza capiente , nel caso il pitone abbia intenzione di mettersi dentro.
In ogni caso , si consiglia di tenere l’umidità abbastanza alta per tutto il periodo , dall’80% in su nebulizzando spesso per poter far terminare in maniera perfetta la muta.
Indicativamente il periodo di muta dura circa una settimana ( dato indicativo di media ).
Si potrebbero trovare tracce di sangue sul fondo del terrario dopo che il pitone effettua la muta , state tranquilli è una cosa normale , quindi non preoccupatevi , a meno che il sangue sia molto e allora ne vanno ricercate le cause , ma se le tracce sono lievi , state tranquilli.

LA RIPRODUZIONE

Come prima cosa , il Pitone Reale (Python Regius) è un animale OVIPARO , ciò significa che la femmina depone uova fecondate , ma non ancora “ completamente pronte “ e che quindi necessitano di un periodo di incubazione materna o artificiale di circa 55/60 giorni indicativamente.
L’embrione termina la crescita al di fuori del corpo della madre a differenza degli animali ovovipari dove l’incubazione avviene all’interno della madre.
L’incubazione materna è da sconsigliarsi in cattività , in quanto per diversi fattori quali temperatura e soprattutto umidità difficili da ricreare in “ casa “ non è possibile ricreare l’habitat naturale e si rischierebbe la perdita delle uova con conseguente morte del piccolo al loro interno , oltre che un notevole stress per la madre.
Pertanto è preferibile usare un’incubatrice apposita , che si può acquistare ma anche costruire in casa con pochi semplici accorgimenti e materiali e la spesa risulta davvero minima , ma questo è un altro capitolo.
La riproduzione del pitone reale in cattività non è cosa molto difficile da ottenere , l’importante è seguire certi passi e periodi che andremo ad analizzare ora.
Per prima cosa , dobbiamo tenere in considerazione un fattore fondamentale per l’accoppiamento , cioè il rapporto peso / età dell’animale.
Di norma la maturità sessuale della femmina si raggiunge intorno ai 2 anni , quindi si preferisce farle accoppiare intorno a questa età e con un peso non inferiore al chilo e duecento , se qualcosa di più meglio ancora , più il peso sarà alto , meno risentirà di stress , debolezza post parto e conseguenze connesse alla perdita di peso dopo la deposizione.
Personalmente parlando , quindi per esperienza personale , posso dire di aver avuto successo già ad un anno e mezzo , con accoppiamenti e deposizioni di uova fertili e senza alcun tipo di problema con femmine di 1,200 kg ( un anno ho avuto la femmina di 1,8 Kg di 4 anni che mi ha deposto 5 uova di cui uno slug(uovo non fecondato e quindi da scartare ) e la femmina di 1 anno e mezzo di 1 , 400 kg che mi ha fatto 5 uova tutte fertili , questo per far capire che la cosa è molto soggettiva e dipende anche dall’animale ).
Per quanto riguarda il maschio , la maturità sessuale si raggiunge intorno all’anno e qualche mese con almeno un peso di 700 gr , meglio se qualcosa in più .
Attenzione a non far ingrassare troppo i maschi che potrebbero in caso di obesità non accoppiarsi oppure fare molta fatica durante la riproduzione , infatti tendenzialmente si cerca di non far superare il chilo e mezzo al maschio , qualcosa meno è meglio , restando intorno al chilo e qualcosa.
Per cominciare la riproduzione , si aspetta la fine dell’autunno e l’inizio del periodo invernale per poter cominciare il cosiddetto “ ciclaggio “ .
Andiamo ad analizzare in cosa consiste.
Questa pratica consiste nell’abbassare gradualmente la temperatura all’interno del terrario o rack indicativamente con il mese di novembre quando cominciano i primi freddi.
Si passera gradualmente dai 32 gradi circa , fino ai 25 / 24 in circa una settimana , dieci giorni e quindi indicativamente un grado in meno ogni giorno.
Questo per evitare troppi sbalzi repentini di temperatura all’animale.
IMPORTANTE : SOLO LA TEMPERATURA NOTTURNA verrà abbassata cosi perché la temperatura diurna verrà mantenuta costante sui 32 gradi.
Oltre che all’abbassamento della temperatura notturna si procederà con la diminuizione delle ore diurne di luce , arrivando fino ad un massimo di otto e si procederà sia per i maschi che per le femmine.
Questo abbassamento della temperatura notturna durerà circa 3 mesi , durante i quali per i soggetti che andranno avanti ad alimentarsi si potrà somministrare prede piccole per evitare rigurgiti dovuti a digestione rallentata per temperatura notturna bassa e intorno alla metà/fine di febbraio si procederà sempre con un graduale ripristino delle temperature notturne in linea con quelle diurne o leggermente sfalsate se uno preferisce lasciare lo scarto notturno di 2 / 3 gradi.
Durante questo periodi si effettueranno gli accoppiamenti.
Dopo circa un mese di ciclaggio , quindi indicativamente a fine dicembre , si procederà con l’inserimento del maschio nel terrario della femmina ( o anche l’inverso , ho riscontrato le stesse percentuali di accoppiamenti).
Se interessati , dopo qualche ora o il giorno successivo effettueranno il primo accoppiamento che può durare da poche ore a molte ore e lo si noterà perché il maschio andrà sul dorso della femmina stimolandola con la coda fino ad agganciarsi coda-coda e ad inserire un emipene all’interno della femmina.
Si troveranno quindi le code ad uncino una con l’altra e se vogliamo essere sicuri che l’accoppiamento sia effettivo , basterà con molta tranquillità e leggerezza alzare leggermente le code con le dita per verificare che l’emipene sia inserito e sempre con molta leggerezza li rimetteremo adagiati sul fondo , lasciandoli tranquilli.
Quando si noterà che non saranno più uniti , si potrà procedere a separare il maschio dalla femmina.
Questo per evitare inutili stress ad entrambi si lasceranno soli per diversi giorni , minimo una settimana , anche oltre , diciamo che 10 / 15 giorni da un accoppiamento all’altro sono un buon periodo di riposo.
Terminati gli accoppiamenti , con il rialzamento delle temperature notturne nel mese di febbraio/marzo si assisterà ad una cessazione degli accoppiamenti e la femmina si preparerà per l’ovulazione.
Mentre la femmina si avvicina all’ovulazione , si assisterà ad un fenomeno chiamato “ GLOWING” che consiste in un evidente schiarimento del pattern della femmina , soprattutto dietro al collo , dove sarà più marchiato.
Quando la femmina ovulerà si noterà un ingrossamento pronunciato intorno alla metà del corpo come se avesse fatto un pasto sostanzioso e durerà al massimo una giornata.
Dopo l’ovulazione la femmina andrà in muta chiamata post-ovulativa che una volta terminata darà inizio al count-down per la deposizione.
La deposizione delle uova avverrà dai 25 ai 40 giorni circa dopo la fine della muta.
In qualche occasione si potrà protrarre anche oltre i 40 giorni , ma si dovrà tenere monitorata la femmina per essere sicuri che deponga e non abbia problemi di distocia ( ritenzione delle uova , caso in cui si dovrà procedere chirurgicamente ).
La deposizione avviene indicativamente in tarda nottata / prima mattina ( anche se ho avuto casi di tardo pomeriggio ) e si procederà con attenzione alla rimozione della femmina che sarà avvolta intorno alle uova e sarà molto nervosa e tenderà a mordere.
Una volta rimossa la femmina e posizionata in altro luogo , prenderemo le uova e provvederemo ad inserirle nell’incubatrice dopo previa speratura ( controllo della fertilità delle uova ) che si effettua al buio appoggiando una torcia sull’uovo e controllando che all’interno siano presenti i vasi sanguigni di colore rosso vivo. Questo è sintomo di fertilità dell’uovo che potrà essere incubato.
Per quanto riguarda gli slug ( uova non fecondate ) si procederà ad eliminarle.
Dopo disinfezione della teca della femmina , pulizia della femmina stessa , si potrà procedere con il reinserimento dell’animale e procedere a riproporre le prede per l’alimentazione che se non immediata comincerà dopo qualche giorno.
Per quanto riguarda l’incubazione delle uova artificialmente , le temperature di incubazione sono da un minimo di 31 gradi ad un massimo di 32,5 non oltre con un umidità che va dal 90-95 % al 99 % con metodi differenti , quali possono essere l’incubazione in contenitori con miscela acqua/vermiculite oppure in sospensione in vaschette apposite per la schiusa.

LEGISLAZIONE

Il Python Regius risulta incluso nell’Allegato B e per tanto necessita di documentazione C.I.T.E.S

Questa preziosa scheda è stata scritta per SteAnnaReptile da NICCOLO’.

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